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| Intervista a Juan C. Alfonso |
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di Claudio Marucci
Lo chiamano “el loco” , “ el Chuni “…... ma il suo vero nome è Juan Carlos Alfonso e con questo nome si è guadagnato il rispetto e la simpatia del popolo cubano e di molti fans nel mondo. Con la semplicità che lo caratterizza ci receve nella sua casa dove vive con i suoi figli e la sua bellissima moglie, che suona anche il güiro nella sua orchestra. Si siede accanto al suo pianoforte e comincia a suonare alcuni dei suoi tumbaos leggendari che oggi sono considerati dei veri "modelli" della pianistica cubana. Nessuna locura, questa volta, ma tantissimo sabor.
Parlami della tua terra natale, il tuo paese Bejucal. Come ha influenzato la tua carriera artistica?
Questo piccolo paese che si trova a sud di L'Avana ha molte tradizioni, è un villaggio di tamboreros e di musicisti, li si celebra un festival: “Las Charangas de Bejucal”. Durante questa fiesta, le comparsas escono in strada e si sfidano a suonare e ballare. E’ una tradizione che esiste dal 1800 ... Mio padre mi portava a tutte queste feste, mi ha inculcato il son e ho iniziato a studiare pianoforte dall'età di 8 anni. Così ho cominciato ad apprendere e ad acculturarmi .... a Bejucal arrivavano numerose orchestre, come
Quindi sei cresciuto in un ambiente musicale e hai iniziato a suonare molto giovane. Come hai fatto ad arrivare a suonare con l'orchestra Reve?
Ho cominciato negli anni '
Io sono anche l’artefice dell’ingresso di Alfonsito Contreras nell’ orchestra. E' stato uno dei cantanti memorabili della Revé. Alfonsito è del mio paese, Bejucal. Siamo cresciuti da ragazzi con las charangas de Bejucal. Revé stava cercando un cantante e gli ho presentato Alfonsito. Alfonsito ha affrontanto l’audizione cantando un bolero-Changüí “La ultima canción“ che a Revé è piacque molt. Quindi, lo inserì nell' orchestra. Poi venne Valentín, “El Padrino” già c’era dal 1978, El Indio, il fratello del defunto Angà entrò dopo Valentín. E questo è tutto quello che ho vissuto nella Revé, ai tempi della sua massima popolarità. L'orchestra aveva appena fatto uscire l'album “Que cuento es ese” e stava per affrontare per la prima volta un tour europeo. Questo avvene nel 1989 grazie ad una inglese, Lucy Duran.
Come sei riuscito a formare una tua orchestra e creare una sua propria sonorità?
Me la sono veramente giocata e ho abbandonato
Siccome già curavo gli arrangiamenti della Revé, quando ho fondato Dan Den ho continuato a lavorare sul formato con i tromboni e sui tumbaos di piano, Alfonsito venne con me, era un cantante che aveva molto successo a quel tempo e così iniziarono le speculazioni, i commenti, cominciarono a fare confronti. Tutto questo è stato sconvolgente e, come potete immaginare, Elio Revé si infastidì molto. Ho pensato che dovevo creare qualcosa per differenziarmi, e mi vennero in mente le campane suonate in onore delle congas di Bejucal. C’era una grande campana, chiamata “chambelona”, corrispondente al "colpo" forte della comparsa, io l'ho adottata per dare un'identità differente alla mia musica. Ho anche utilizzato le risorse dell'elettronica nelle mie nuove sonorità. Ho incluso i sintetizzatori in molti temi musicali, cercando di modificarne il suono, perché la cosa più importante era quella di avere la mia identità e le mie sonorità. Avevo delle somiglianze con
... Per quanto riguarda i tromboni?
Mi è sempre piaciuto il suono del trombone, che considero il suono contemporaneo della salsa, il suono urbano latino, un suono potente. Si tratta di un problema di gusto, non è che non mi piaccia il suono della tromba per la mia musica. Per differenziarmi ho avuto anche un'altra strategia: distinguere il mio repertorio non incasellandomi in un genere unico ed introducendo le ballate salsa. Per noi cubani, con il bloqueo, è stato sempre difficile entrare in altri mercati. La “Salsa Monga” come la chiamano in certi ambienti musicologici ha funzionato per me perché mi ha introdotto in molti paesi in cui si stava ascoltando e ballando la salsa Monga. Nel 1991 il tema “Ámame con tu experiencia “ è stato un grande successo in Messico e mi ha aperto la strada a tutto il mercato latino-americano. E ho sempre avuto questo repertorio doppio perché continuavo anche con le mie “campanitas” e la mia onda cubana.
Quale influenza ha la salsa sul tuo lavoro musicale?
L'influenza della salsa ha toccato tutti. Salsa è un termine commerciale, ma ciò non toglie che molte cose della salsa mi piacciano. Quindi la salsa ha influenzato anche me, ma ciò che mi piace veramente è il Son ed il son è ciò che scorre nel nelle mie vene. Mi piace anche il Danzón, che ha avuto molta influenza sul mio lavoro, ma purtroppo ai giovani di oggi non piace. Immaginate che anche
Raccontami il tuo incontro con l'impresario musicale Jerry Masucci
Nel 1995 sono tornato da un lungo tour in Colombia, dove avevo registrato un album negli studi del Grupo Niche. In quel disco ha avuto un tema chiamato "Mi cuerpo". Questa canzone proposta dalla radio cubana ebbe un buon riscontro. Per caso, in quel momento era a Cuba Jerry Masucci della Fania, stava creando una nuova etichetta che chiamò Nueva Fania ed era in cerca di nuovi talenti e nuove sonorità. Un giorno mi bussa alla porta un autore che mi dice che Masucci mi stava cercando per firmare un contratto di licenza e distribuire la mia musica. Io non ci credevo a causa dei problemi causati dal bloqueo. Lo sono andato a trovare e grande fu la sorpresa quando lo vidi comparire davanti a me per dirmi che gli piaceva il tema "Mi cuerpo" e che voleva ascoltarne l’incisione originale. Siamo andati allo studio Egrem e quando Masucci cominciò ad ascoltare la registrazione originale, siccome era molto veloce negli affarti, mi chiese quanti soldi volevo e quando avrei potuto consegnargli il disco. Giungemmo ad un accordo, ho consegnato la matrice e la settimana seguente il disco già si ascoltava a New York, Puerto Rico e in tutta l'America Latina. Masucci aveva buone relazioni commerciali e ha fatto un lavoro molto interessante a Cuba in quel momento. Questo è stato nel 1996.
La salsa di Masucci al momento della esplosione di timba a cuba?
In quegli anni era in pieno apogeo il “Palacio de la salsa", c'erano il Medico de
Per me
L'uomo e l'artista Juan Carlos Alfonso ... Suona il piano con la testa e le scarpe per poi romperlo in mille pezzi e offrire i tasti al tuo pubblico ... sei matto o fai il matto?
Molte cose sono nate spontaneamente. Io ti dico una cosa, anche se l'artista può fare il pazzo, il pubblico è saggio. Perché quando un artista si sta donando al pubblico e gli sta offrendo il cuore, questi lo accetta con affetto. Il pubblico ha accettato con piacere il mio folle stile di suonare e gli piace così com'è. Si rende conto che non è un'invenzione ma qualcosa di spontaneo. La mia immagine come artista e la mia identità come essere umano coincidono, perché io sono lo stesso di sempre e non uso invenzioni di scena. In questo mondo si dice che " No es de hacerse el gracioso sino de caer en gracia” (ndt: significa che non bisogna tanto cercare di fare il simpatico o l’umorista, quanto essere se stessi e farsi volere bene per ciò che si è veramente).
Quali sono i momenti che consideri come i tuoi successi del passato e quali sono i tuoi progetti futuri?
Miei grandi trionfi del passato sono l'arrivo nell' orchestra Revé e la nascita del mio gruppo Dan Den che è arrivato al successo a Cuba e all'estero: in Argentina, Colombia, Perù, Messico.
Per il futuro voglio continuare la tradizione, desidero che questa musica così bella non muoia. Il son è stato creato dal popolo cubano e voglio che sia identificato per sempre con la nostra anima cubana. Voglio anche che si riapra il mercato statunitense, dove il mio gruppo è ben noto e dove molte persone desiderano che torni a suonare lì. E' molto tempo che non mi presento in Europa e vogliono tornare a riscattare la mia musica anche lì, anche seì sono conscio che, in Europa, la mia musica non si ascolta molto. Colgo questa occasione per salutare tutti i miei fans che si trovano in Europa, e ti prometto che presto porterò le mie campane e la mia follia anche da voi.







