di Stefano Santini
Durante la prima edizione dell’ Afrorumba festival (Roma, 25-26 ottore 2008) ho avuto la fortunata occasione di intervistare Leonardo Martinez Moya, coreografo ed insegnante, primo ballerino del Conjunto Folklorico Nacional de Cuba. Pur conoscendolo dal 2005, ho subito approfittato della disponibilità, simpatia e soprattutto profonda preparazione del maestro Moya per comprendere meglio il folklore cubano, le sue radici e la sua didattica.
Stefano – Come sei arrivato a diventare primo ballerino del Conjunto Folklorico Nacional De Cuba?
Leonardo – Ti racconto la mia storia. Ho deciso di studiare danza quando avevo circa otto anni. Nella mia famiglia si ballavano tutte le danze folkloriche originarie dell’ oriente di Cuba. Siamo santiagueri e all’epoca abitavo proprio a Santiago de Cuba. Così presi la decisione di trasferirmi
Stefano – Quindi sei anche musicista.
Leonardo – Non proprio. La musica che deve studiare un ballerino riguarda soprattutto le percussioni, i tamburi batá e le percussioni minori. Vengono studiate insieme alla danza classica, alla danza contemporanea e anche alla pittura. Perché, anche se la carriera di un ballerino riguarda propriamente la danza, egli deve avere anche una vasta conoscenza della cultura. Quando un ballerino balla è come se disegnasse, come se pitturasse delle forme nello spazio. E’ come se l’insieme dei suoi movimenti formassero un quadro. Il ballerino deve anche avere conoscenze musicali affinché possa dominare il movimento. Un ballerino senza un minimo di conoscenza musicale non potrebbe ballare. Quindi nella Escuela Nacional de Arte si impartisce l’insegnamento di tutte queste materie. Nel 1983, ho conseguito il mio titolo accademico e, grazie ai risultati raggiunti, sono entrato nel Conjunto Folklorico Nacional, di cui sono un ballerino ormai da 25 anni. Il Conjunto Folklorico Nacional, il Ballet Nacional de Cuba e quello di Danza contemporanea sono le tre compagnie più importanti del paese. Ci sono altre compagnie, ma non raggiungono il livello di queste tre.
Stefano – Che differenze ci sono tra il Conjunto Folklorico Nacional e quelli dell’oriente di Cuba, come il Conjunto Folklorico Kukutumba?
Leonardo – Il Conjunto Folklorico Nacional, riguarda tutto l’insieme delle manifestazioni folkloriche cubane. Un ballerino che vi lavori deve possedere una conoscenza ampia e globale di tutte le danze folkloriche nazionali e di tutti i balli tradizionali. Compagnie orientali come il Conjunto Folklorico Kukutumba, il Conjunto Folklorico de Oriente ed il Conjunto Folklorico de Camagüey, che sono tre importantissime compagnie folkloriche cubane che però si dedicano soprattutto al riscatto delle tradizioni popolari della loro zona. I loro ballerini, ballano anche danze dell’occidente de Cuba, soprattutto quelle di origine yoruba, ma sono più concentrati sulle realtà folkloriche dell’oriente cubano.
Stefano – Tu sei originario di Santiago. Sono a conoscenza del fatto che nella zona orientale di Cuba sono presenti molti elementi culturali di origine bantù, di provenienza haitiana. Puoi spiegarmi come si differenzia il folklore dell’oriente di Cuba da quello dell’occidente?
Leonardo – Tutto il complesso folklorico e culturale orientale e occidentale è denominato “afro”. Questo termine sta ad indicare che furono gli schiavi provenienti dal continente africano a portare queste tradizioni a Cuba. Succede che nel XIX secolo, a seguito della rivoluzione haitiana, molti coloni francesi emigrano nell’oriente di Cuba, che è la parte più vicina ad Haiti. Spinti dalla rivoluzione, questi coloni arrivano e si stabiliscono nella zona orientale con i loro schiavi, soprattutto nella zona montuosa. Era la zona più simile a quella che avevano lasciato e la più adatta alla coltivazione del caffè. I coloni portarono con loro la elementi della cultura francese come i balli (come la contradanza) i profumi e l’abbigliamento, gli schiavi neri i loro balli tradizionali ed elementi culturali africani della loro zona. Per quanto riguarda la parte occidentale, i colonizzatori spagnoli introdussero diverse etnie africane, la principale era la yoruba, perché rappresentava la manodopera più forte. La cultura yoruba era però più avanzata di altre culture africane, compresa quella bantù. L’etnia yoruba si stabili soprattutto nella zona di Matanzas e de
Stefano – Tu sei un ballerino completo, hai studiato danza classica e contemporanea. Come mai hai deciso di dedicarti alla danza folklorica?
Leonardo – Indipendentemente dal fatto che nella mia famiglia si ballassero queste danze tradizionali, da piccolo ero molto attratto da questa musica e dalle manifestazioni tradizionali come i bembé. A Cuba sono molto comuni queste feste e questi balli; è comune riunirsi per suonare e ballare. Solitamente partecipavo a queste feste con la mia famiglia e cominciai ad interessarmi a questo settore, fino a decidere di studiare danza. Però, la prima cosa che ho iniziato a studiare sono state la pittura e le arti plastiche, poi sono andato alla Escuela Nacional de Arte. Quando mi sono diplomato, mi sono particolarmente distinto nella danza folklorica. Pertanto, il Conjunto Folklorico Nacional mi selezionò per ballare con loro e da quel momento sono andato perfezionandomi e progredendo, con molta fatica e sacrifici. Quando decidi di dedicarti al ballo devi essere consapevole che implica impegno e molta fatica. Solo così sono riuscito a diventare primo ballerino.
Stefano – Quanto ore di esercizio giornaliere occorrono per raggiungere un buon livello?
Leonardo – Nella mia compagnia lavoravamo almeno sei ore al giorno. Ci allenavamo moltissimo. Quando avevo possibilità, provavo anche fuori dalla scuola, specialmente se incontravo qualche difficoltà su un particolare ballo o movimento.
Stefano – Qual è la differenza tra il ballo folklorico accademico e quello popolare della calle?
Leonardo – E’ una domanda molto interessante. Quando uno viene da la calle, è denominato bailador, differentemente dal ballerino accademico che chiamiamo bailarin. Una ballerino può venire dalla calle e poi diventare un ballerino accademico. Quello che succede è che un bailador apprende dal padre, dallo zio o dal fratello, in maniera empirica e spontanea. Nell’accademia si apprende da secondo una metodologia didattica ed un programma preciso. Il bailarin acquisisce un bagaglio tecnico completo che gli permette di essere versatile e di ballare di tutto.
Stefano – Eppure esistono bailadores de calle che giungono a livelli altissimi senza preparazione accademica.
Leonardo – Voglio farti un esempio in campo musicale: Benny Moré. Lui non aveva preparazione accademica eppure, per la musica, aveva un talento ed un “orecchio” fenomenali. Posso portarti l’esempio di bailadores, che sono entrati nel Conjunto Folklorico e sono poi diventati ballerini professionisti di grande fama.
Stefano – Cosa pensi del successo della danza folklorica cubana in Italia Europa?
Leonardo – E’ un altro tema interessante. E’ merito dei tanti cubani che sono arrivati in Europa e soprattutto in Italia. Molti sono arrivati e hanno iniziato ad insegnare la salsa, ma alcuni avevano una preparazione più ampia, alcuni addirittura accademica. E’ il caso del mio compagno di corso Tony Castillo, ha iniziato insegnando casino cubano ma conosceva molto bene la danza folklorica e ha cominciato a tramandarla. E’ un peccato che sia morto, è colui che ha iniziato questo processo di diffusione del folklore cubano. Poi c’è Lazaro Martin Diaz, anche lui si è dedicato molto a questo tipo di lavoro e a diffondere il folklore cubano. Il ballerino italiano si avvicina alla danza folklorica afrocubana per imparare alcuni movenze, per arricchirsi e completarsi. Ci sono movimenti che si dovrebbero fare ballando salsa e che i ballerini italiani spesso non fanno. Passano direttamente all’uno-due-tre-cinque-sei e sette, passano ad imparare la figura, ma il movimento del corpo non lo conoscono e nemmeno sanno da dove venga.
Stefano – Il movimento della parte superiore del tronco e che ha come fulcro il plesso solare, per esempio?
Leonardo – Quello è un movimento di derivazione yoruba. Ci sono poi altri movimenti, magari vengono dall’ararà. Molti movimenti che vengono dalla danza afro hanno apportato elementi a ciò che voi chiamate salsa cubana.
Stefano – Qual è la parte più importante del corpo o quella che un ballerino dovrebbe curare di più?
Leonardo – Per la donna è importante “la cintura”. Per l’uomo è importante curare il movimento della parte anteriore e superiore del corpo, in particolare del torso. Se non muovi il torso come nel son, balli salsa, ma non balli alla cubana. Può essere qualsiasi modo di ballare salsa in america latina ma secondo me, non è casino cubano.
Stefano – Un movimento di origine yoruba, di cui parlavamo prima.
Laonardo – Esattemente, è un movimento che viene del mondo yoruba, dal son … anche dalla rumba. E’ uno dei movimenti che definisce lo stile cubano. Anche il movimento della “cintura” della donna cubana è molto tipico, perché la può muovere in senso circolare o da una parte all’ altra, anche questo movimento è tipicamente cubano.
Stefano – Quali sono i tuoi piani per il futuro?
Laonardo – Continuare a fare ciò che sto facendo ora. Mi piace considerarmi un ambasciatore della cultura cubana. Nonostante che a Cuba abbia il mio lavoro, faccia spettacoli, balli in televisione, io voglio trasmettere ciò che ho imparato a coloro che hanno voglia di apprendere. Per questo sono qui.
Stefano – Ti piacerebbe aprire una scuola in Italia?
Leonardo – Perché no? Ci sto pensando, magari potrei farlo con mia nipote Niovis Soto a Milano. Mi piacerebbe fare una scuola, dove imparare ballo folklorico e studiare anche la cultura.
Stefano – Un’accademia di ballo.
Laonardo – Si, precisamente. Un’accademia di ballo a Milano. Mi trovo bene in tutte le città, vengo spesso ad insegnare a Roma, spesso vado a Rimini. A Milano ho però i miei parenti, tra cui mia sorella.
Stefano – Grazie Leonardo, ti auguro buona fortuna per il tuo lavoro.








