di Stefano Santini
Originaria di Santiago de Cuba, Niovis Soto inizia lo studio della danza all’età di dodici anni. Dopo una lunga preparazione accademica arriva alla danza professionale e all’insegnamento, lavora per diversi anni a Cuba passando per importanti compagnie di ballo per poi approdare in Italia nel 1995, dove tuttora vive e lavora. Nel 2009 realizza il suo grande sogno di aprire una propria scuola a Milano,
Abbiamo approfittato della presenza di Niovis all’ Afro Rumba Festival per fare quattro chiachiere con lei e dare ai lettori di Timba Social Club la possibilità di conoscere questa brava e simpatica artista.
Cominciamo a parlare subito di te. Quanti anni sono che insegni in Italia?
Abbastanza! Sono circa quindici anni.
Sono veramente tanti. Come mai hai deciso di trasferirti in Italia?
Ho seguito l’amore (ride).
Cosa mi racconti della tua preparazione accademica?
Ho studiato a Cuba presso
Cosa pensi dell’interesse degli italiani per i l folklore afrocubano?
E’ una bellissima domanda, perché credo che questo interesse sia stato suscitato dalla cultura che noi cubani ci siamo portati dietro. Come è successo con gli schiavi africani che sono stati portati a Cuba insieme con le loro usanze, tradizioni e cultura, i cubani che sono venuti in Italia, si sono portati dietro la cultura afrocubana, che ha stimolato prima la vostra curiosità e poi il vostro interesse. La cultura folklorica cubana è molto vasta e complessa, ma molti di noi cubani l’hanno sempre trasmessa con molto amore e passione e questo ha forse agito da stimolo.
Non è che ci state trasmettendo qualcosa che abbiamo culturalmente perso?
Il rapporto con il proprio corpo, che sicuramente avevate ma avete un po’ perso.
Si, ma capisci che non è facile, per noi italiani, riconquistare questo rapporto.
Sicuramente. Ma proprio avvicinandosi a questo tipo di danza, che non è il semplice ballo da sala ma un’espressione completamente diversa da ciò che conoscete, che avete cominciato ad avere più consapevolezza del vostro corpo … e questo ha risvegliato il vostro interesse.
Oltretutto, tu insegni nel nord italia, in cui la musica cubana ed anche il folklore ha attecchito relativamente poco.
Si, è vero. Pur notando un grande interesse per la danza … al nord è un po’ più faticoso con il folklore, la rumba e la santeria.
Come nel caso della musica, forse occorre fare più promozione del folklore cubano al nord.
Sarebbe molto importante. La gente che impara a ballare la salsa dovrebbe passare per la rumba e l’afro per capire da dove viene ciò che sta ballando, qual' è la sua radice. Lo so che non è facile, ma sarebbe importante avere la conoscenza di afro, rumba e soprattutto del son. A questo proposito devo dire che mi dispiace che nei vari locali da ballo non si metta mai il son. E’ un vero peccato. Sarà anche che la gente va a scuola soprattutto per imparare salsa e bachata e che ormai quasi nessuno insegna il son.
In questo caso, dovreste essere voi insegnanti a proporre il suo insegnamento
Una volta si insegnava il son, adesso è difficile farlo. Sarà che la gente lo considera un ballo antico e troppo “tranquillo”. La gente non è motivata ne incentivata ad apprenderlo. Invece, oltre ad essere molto bello, è un ballo che ha una sua complessità ed un suo fascino. Forse siamo noi insegnanti che abbiamo poco incentivato l’insegnamento del son.
Sicuramente esiste un motivo anche culturale, soprattutto se ci si avvicina al ballo folklorico. Non siamo cresciuti nella vostra cultura e quindi non possediamo quel “sentimiento rumbero” di cui avremmo bisogno. E' qualcosa che alla maggiornza non viene naturale, a volte facciamo fatica a capire anche il significato di un movimento.
Bisognerebbe anche spiegare cosa c’è dietro ogni movimento. Dietro ogni movimento della rumba c’è un significato che riguarda da vicino la vita quotidiana. Anche nell’afro, occorrerebbe conoscere un poco la cultura yoruba. Gli elementi essenziali a comprendere i vari orichas … e perché no, anche i patakin (racconti e leggende sugli orichas). Noi cerchiamo di spiegare cosa c'è dietro ma, secondo me, la gente dovrebbe fare un po’ di approfondimento, magari leggere.
Direi che, in generale, la gente si avvicina al ballo più per motivi sociali o ludici. Spesso per conoscere altra gente o per “rimorchiare”.
E’ vero. Francamente la cosa che mi infastidisce un po’ è che molti vedano il mondo latino e della salsa come modo per accoppiarsi. Io non posso che essere felice se qualcuno trova l’amore nel nostro ambiente. Vorrei solo che questa ricerca non fosse il motivo principale dell’avvicinamento alla nostra cultura. Uno si avvicina per studiare e apprendere il ballo, ma anche la nostra cultura, se poi trova il partner è una cosa buona, ma non dovrebbe essere il motivo per frequentare un corso. Capisco poi che il nostro ambiente sia molto allegro, gioioso e spensierato …. E quindi possa esercitare un certo fascino oalcune aspettative.
Per tornare a te, mi pare che nella tua scuola non insegni solo danza folklorica.
Insegno afro, rumba, salsa …
… Insomma, casino cubano
Inutile specificarlo, il casino è cubano!!! Comunque insegno anche danza moderna. Ho un’accademia di ballo a Milano, si chiama Wemilere. Questa parola yoruba si riferisce a ciò che hai visto sul palcoscenico dell’ AfroRumbaFestival ieri sera. Il wemilere è una festa dedicata agli orichas. Devo dire che nonostante le difficoltà di cui abbiamo parlato, vedo un certo interesse e ho diverse persone che mi seguono.
Qual' è il tuo rapporto con la musica?
E’ un rapporto molto bello, amo la musica. Mi piace tutta e mio figlio sta facendomi avvicinare al rock.
Vorrei capire che spazio occupa la santeria nella tua vita privata e professionale.
Sono molto attaccata alla santeria a livello professionale. A livello privato, un po’ meno anche se ho preso la “cofa de Orula” che è il primo passo in questo cammino religioso. Però la studio molto, perché mi piace poter imparare per poi poter trasmettere di più. A me piace dare il massimo, per questo poi sono un po’ severa nel mio lavoro.
Di quale oricha sei figlia?
Tutti pensano di Ochún o Oyá. In realtà sono figlia di Yemayá.
Cosa pensi dei cubani che hanno abbandonato il folklore ed il ballo popolare cubano per dedicarsi a ballare ed insegnare altri stili?
Forse perché anche se nati a Cuba immersi in questa cultura, non hanno ricevuto una preparazione accademica. Oppure non sono nati in famiglie tradizionalmente rumbere. Spesso è una scelta commerciale, la ricerca della via più semplice per lavorare: insegnare ciò che più si presta commercialmente. Personalmente, sono molto tradizionalista. Ritengo che prima si debbano insegnare le basi e uno stile di ballo tradizionale e su queste basi costruire il resto. Un conto è l’insegnamento ed un altro è la preparazione ad una gara o ad uno spettacolo. In questi casi, possiamo anche ballare con uno stile vicino a quello del cabaret e del varietà, perchè attingo anche dalla mia esperienza professionale al Tropicana di Cuba. Insomma, possiamo fare di tutto, ma dopo aver appreso le basi.
Hai quindi lavorato anche al Tropicana.
Si insieme ad Alberto Valdés e Albertico Calderón. Lavoravo al Tropicana prima di laurearmi, mentre studiavo. Dopo sono passata alla compagnia Teatro del Caribe, poi al Conjunto Folklorico kutumba”. Ho insegnato anche alla casa de la cultura di Santiago. Non dimentichiamoci che io sono santiaguera.
E per quanto riguarda la musica cubana, c’è un gruppo a cui sei particolarmente appassionata e a cui non riesci a resistere?
Sicuramente, Los Van Van ma amo anche orchestre più tradizionali come Sierra Maestra. Amo anche ascoltare musica di Miguelito Cuní o Benny Moré …. Qundo li ascolto, volo letteralmente. Io amo dire che “danzare è volare, volare è vivere”. Quando io ascolto questa musica, volo letteralmente.
Il tuoi piani per il prossimo futuro?
Realizzare una grandissima accademia di ballo dove insegnare con i miei colleghi. Vorrei poi vedere crescere mio figlio, anche a livello artistico, visto che vuole intraprendere una carriera artistica, soprattutto musicale.
Gracias Niovis, te deseamos todo lo mejor.
La maestra Niovis Soto insegna presso
Per info: Tel. 334 3258352 - email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.








