di Lionel Rogier e Claudio Marucci
Sixto Llorente, meglio conosciuto come "El Indio", può essere considerato una vera “icona musicale” del Trabuco tanto è caratteristico ed inconfondibile il suo timbro vocale. Dotato di spirito istrionico, una irresisitibile carica di simpatia e un grande talento per l’ improvvisazione, Sixto dimostra un profondo attaccamento alla tradizionali musicale cubana. Dopo la sua uscita dal Trabuco, Sixto si prepara a lanciare il suo secondo album solista (il primo era intitolato Espiritu y Tradicion in cui rivisitava dei classici della musica cubana), questa volta con un proprio progetto musicale chiamato “Son del Indio”. Imminente il suo arrivo in Europa con il suo gruppo. In questa seconda parte dell’intervista, Sixto ci racconta in dettaglio la sua attività professionale come solista. Vai alla prima parte dell’intervista
E questo premio che tieni in mano?
Nel 2001 ho vinto un premio collettivo (il prestigioso Grammy) grazie al progetto “
Come ti definisci?
Sono sonero, il son è tutto: timba, guaracha, son montuno, danzón, contradanza …tutto viene da la. Non mi considero un timbero anche se posso cantare timba. Lo stesso lavoro portato avanti con Manolito aveva un’impronta sonera.
Parlaci dei tuoi dischi solisti
Nel 2001 ho registrato il disco ”Espíritu y tradición” con Maraca. Questo disco ha dietro una lunga storia perchè doveva farlo un signore di Santa Clara chiamato Cascarita, come il glorioso cantante del passato. Siccome questo signore non potette venire a registrare il disco, Maraca consigliò alla compagnia Bis-Music di cercarmi per farlmelo fare al suo posto, aggiungendo che io ero l’unico che poteva registrarlo. Ricordo che registrai gli undici temi in solo due giorni, registrando prima sei temi e poi gli altri cinque. Sono quasi tutti pezzi tradizionali e visto che parliamo di son, in quel disco dovetti proprio dimostrare di essere sonero. Rompe Saraguey, Hacheros pa’ un palo, Mami me gustó…fanno pensare all’erba sacra, a Rodríguez e Lilì Martinez Grinan. Questi temi li canto anche con il mio gruppo e li considero come parte del mio repertorio. Ho quasi diciotto temi tradizionali montati e undici temi nuovi. Posseggo anche il dono di essere compositore e ci sono molti pezzi miei cantati da altri cantanti: “ Puro y temba da Robertón, El joropo da Tony Calá , “ Canto a mi bailarina da Carlos Calunga e La cubana tiene tumbao da el Nene.
Vuoi parlarci della tua collaborazione con Bill Wolfer?
Prima di tutto, voglio mandare un saluto al mio grande amico Bill Wolfer. Collaboravo con Bill, lui faceva l’arrangiamento, io il testo. Abbiamo formato un binomio. Un giorno, Bill mi chiama e mi dice che dovevo cantare un tema strano che diceva ”a las cinco de la manana la gata loca deja la cama y cuando el mundo se despierta el practica su kung fu“. Mi sembrò una canzone da matto però l’ho aiutato a migliorare il pezzo e alla fine fu un fantastico successo.
Parliamo ora del tuo disco nuovo e del progetto El Son del Indio … tu ci dicevi che si tratta di una Sonora. Iniziamo da qui, perché una Sonora?
Sono uscito dal Trabuco il 10 dicembre 2007 e ho deciso di formare il mio gruppo: una sonora. La sonora è un formato della musica cubana composto da due trombe, basso, piano, quasi sempre tre cantanti. È più piccola di un Conjunto, ha meno fiati, quindi la sonorità della sonora è più debole del conjunto ma più potente di un formato come sexteto o septeto, come quello di Ignacio Piñeiro o Sierra Maestra. La sonora è un formato medio, integrato da nove-dieci musicisti. Un esempio del passato può essere
Ti piace parlare di argomenti di cronaca sociale
Si, le mie canzoni sono quasi sempre satira di vita quotidiana, di fatti del barrio dove uno nasce. Un’altra canzone è “ Para todos mis amigos “. Lo que sucede conviene “ a veces perdiendo se gana. Voglio precisare che la canzone l’ho scritta tempo addietro e anche se si riferisce alla mia carriera musicale non si riferisce ai fatti di oggi con Manolito. Inoltre, il pezzo è mio e di Joel Dominguez, un cubano che vive a Barcellona. Volevo registrarlo da tempo e ora l’ho sentito molto attuale, come un anello al dito: ora sto con il mio gruppo, ho vinto perché mi sento bene e ho la mia nuova orchestra, però ho perso perché non sto più con il Trabuco che mi piaceva moltissimo, come ho perso con
Tornando al mio progetto, in definitiva la mia musica è molto attuale senza abbandonare il son che è il genere che continuo a coltivare. Un son moderno, molto ballabile.
Mi pare che il tuo nuovo disco ha diverse collaborazioni di prestigio.
Vorrei ricordare gli arrangiatori che mi hanno aiutato, che sono Aysar, bassista della Revé, “El Fino” che suona il basso con Chucho Valdes e “Pan con Salsa” suona le tastiere con Manolito Simonet.
Ti auguriamo il meglio per il tuo nuovo progetto El Son del Indio
Non preoccupatevi che ci vediamo in Europa. Hay Indio pa’ rato.






