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di Stefano Santini

Per il suo lavoro, passione ed impegno Albertico Calderon è considerato uno dei più bravi e stimati insegnanti cubani presenti nel nostro paese. Il talentuoso ballerino cubano vive in Italia ormai da più di 15 anni e la sua accademia di danza, nata nel 2001, è oggi è considerata un punto di riferimento per gli amanti del folklore afrocubano a Milano. In una pausa dell’ Afro-Rumba-Festival Albertico si racconta simpaticamente al nostro microfono, ripercorrendo con noi le tappe del suo percorso artistico.

Albertico CalderonCome è iniziata la tua carriera artistica, ti sei diplomato a la Escuela de Arte?

La mia carriera artistica inizia con gli insegnamenti di mio padre, è stato il mio primo maestro. E’ lui che mi ha iniziato al ballo. Già da piccolissimo mi portava come mascotte in giro con la sua compagnia di ballo.  Mio padre era un professionista ed ha avuto tra i suoi allievi diversi ballerini del Conjunto Folklorico e lo stesso Domingo Pau. Sono fiero di lui e sono contento che una piccola parte di lui prosegua con me ed il mio lavoro. Entro a far parte di una compagnia amatoriale di danza chiamata Odduara e poi nel gruppo Dacha Egue che ero ancora bambino. Queste compagnie erano tra i migliori gruppi amatoriali di Cuba ed erano spesso invitate a partecipare in moltissimi eventi e manifestazioni in luoghi come il teatro Mella o Karl Marx. Il mio passaggio al professionismo avviene in coincidenza con la mia entrata nel gruppo Mulemba, dove ho potuto acquisire molto a livello artistico e culturale poiché mi ha trasmesso sia la cultura afro-antillana che quella afro-haitiana, che è prevalente nell’oriente di Cuba. E’ stata un’opportunità molto importante, perché mentre a la Habana è prevalente la componente culturale e folklorica yoruba, a Santiago è molto presente quella haitiana. Successivamente entro a fare parte della compagnia del “Cabaret Continental de Varadero” e poi del “Cabaret Tropicana de Cuba”. Sono state tappe fondamentali perché mi hanno fatto entrare in contatto con grandi maestri. Avevo avuto occasione di ballare insieme a grandi personaggi e maestri quando si organizzavano eventi al Conjunto Folklorico, per esempio in occasione del carnevale. In questi eventi erano invitati gruppi amatoriali di danza, ma a quel tempo ero molto piccolo. Quando entro al Tropicana invece comincio a curare la tecnica con maestri di danza contemporanea e classica. La scuola del Tropicana ha completato la mia formazione di ballerino, poiché fino a quel momento mi ero soprattutto dedicato al folklorico.

Quindi le tue radici non sono accademiche ma sono soprattutto quelle popolari

Si, yo vengo de la calle (ride). Molti mi chiedono se io mi sia diplomato alla Escuela Nacional de Arte. La mia risposta è che io non ho mai frequentato la ENA, in realtà la mia formazione inizia dalla calle, viene dagli insegnamenti mio padre e da tutto il mio percorso professionale che ti ho appena raccontato.

Secondo la tua opinione, quali sono gli elementi importanti che ti trasmette una formazione che viene dalla strada rispetto a quelli trasmessi da una preparazione accademica?

Secondo me, la preparazione accademica è molto importante perché ti trasmette moltissimo in termini sia di teoria, di tecnica e di stile. Però, senza niente togliere ai miei bravi colleghi che si sono diplomati nelle scuole di arte, credo di non avere nulla da invidiare a coloro che hanno frequentato queste scuole. Ho avuto comunque degli eccellenti maestri, sia nei gruppi amatoriali che nello stesso Cabaret Tropicana.

Pensi che ci siano bailadores de calle bravi e preparati in grado di competere con ballerini con preparazione accademica?

Vorrei che le mie parole non fossero travisate, perché non voglio che qualcuno si offendesse. Credo che la preparazione accademica sia comunque molto importante. Quando ero bambino, Teresita González direttrice del Conjunto Folklorico rimase impressionata dalla mia interpretazione di Eleguá e mi propose di studiare nella Escuela de Arte. A quel tempo, specialmente in certi quartieri come il mio, vigeva un forte machismo e un bambino che studiasse danza non era ben visto. Adesso le cose sono molto cambiate, ma allora era così. Per mia fortuna, la danza è rimasta sul mio cammino ed ha continuato a fare parte della mia vita, ho avuto maestri molto bravi, forse tra i migliori di Cuba, e sono andato avanti. Pur non avendo frequentato scuole di arte, ho sostenuto molti esami per accedere alla categoria di ballerino, ho fatto molte selezioni e sono riuscito anche di essere ballerino solista del Tropicana di Cuba. Tutto ciò, anche senza preparazione accademica, ma con l’aiuto dei miei maestri.

Che importanza ha la religione e la santeria nella tua vita e nella tua attività artistica?

La religione e la spiritualità permea ogni aspetto della mia vita, il mio rapporto con il mondo e con le altre persone.

Albertico Calderon

Come valuti l’interesse degli italiani verso il folklore cubano ma anche verso la santeria?

Credo che l’italiano sia arrivato ad una specie di svolta, capisce che oltre la figura di salsa c’è qualcos’altro. Ha bisogno di andare oltre e di capire di più delle radici che sono alla base di quello che si balla. Qualcuno ha cominciato a proporre il folklore e ad insegnarlo in modo serio, purtroppo altri hanno un po’ approfittato della situazione per fare operazioni molto commerciali. Oggi, c’è gente che balla afro e rumba  meccanicamente, atteggiandosi … senza capire che si tratta di un modo di essere e di vivere … e soprattutto di esprimersi.

L’italiano deve fare un cammino per arrivare a capirlo

Si, certamente. Ma siamo sulla buona strada. Oggi vedrai ballare i miei allievi e ti renderai conto. Sono molto fiero delle persone alle quali insegno e anche del mio lavoro con loro.

Trovi che ci sia una vicinanza tra cubani ed italiani a livello di temperamento e anche di cultura?

Indubbiamente. Credo che siete più vicini a noi di quanto crediate. Intanto perché anche l’Italiano è un po’ una mezcla di diverse etnie e culture. In secondo luogo siete più vicini all’Africa degli altri europei, quindi siete molto vicini alle nostre radici. Se poi vai da Roma in giù, è vero che come temperamento e carattere vi avvicinate abbastanza a noi cubani … anche nel modo di esprimersi e gesticolare, anche se lo facciamo in due lingue diverse.

Forse l’interesse degli italiani nel folklore cubano deriva proprio da una ricerca di una radice comune oppure dal tentativo di riappropriarsi di alcune espressioni corporee che abbiamo perso.

Infatti abbiamo degli elementi che facevano parte anche della vostra cultura, ma che voi avete perso. Rispetto a noi, vi trattenete molto di più.

Intendi che siamo più inibiti nell’ esprimerci a livello corporeo e di movimenti?

Dicevo proprio quello.

Conosci molto bene gli italiani. Da quanto tempo vivi in Italia?

Ormai sono moltissimi anni. In Italia mi sono trovato molto bene a livello umano e professionale. Forse sono arrivato al momento giusto nel posto giusto.

Tu lavori nella zona di Milano, dove insegni rumba, afro, son e casino cubano. Credo che sia proprio una delle zone dove la cultura cubana e lo stile di ballo cubano hanno minor seguito e diffusione. Credi che la situazione si stia evolvendo e migliorando grazie al lavoro tuo e di altri tuoi compatrioti?

Mmmmh, insomma. Ti dico una cosa, senza intenzioni di far polemica. Perché rispetto le scelte professionali di tutti. Purtroppo, tra i cubani nella mia zona ci sono molti che hanno deciso di “abbandonare”, e lo dico tra virgolette, le nostre radici. Hanno deciso di seguire una corrente diversa ed è una cosa che va benissimo, perché è una scelta professionale come un’altra. Io preferisco vedere sale come questa, piena di gente interessata alle nostre radici, alla tradizione afrocubana. Magari, per me è una gran fatica, ma ti assicuro che sono ripagato dai risultati e che provo una grandissima soddisfazione.

Grazie per il tempo dedicatoci Albertico, buon lavoro.

Albertico Calderon e Stefano Santini

Mario Quintin Jimenez, Stefano Santini e Albertico Calderon (Afro Rumba Festival 2008)

 
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