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di Stefano Santini (21/07/09)

Adalberto Alvarez è quel tipo di musicista a cui vorresti domandare centinaia di cose ma già so che non ha molto tempo da dedicarmi. Quindi, dopo i saluti ed una breve chiacchierata per ricordare l'ultima volta che ci siamo visti, ci accomodiamo su un divanetto ed inizio ad intervistarlo.

Stefano – Maestro, ci racconti della sostituzione del cantante Yuraldis.

adalberto_intervista02Adalberto –Yuraldis ha intrapreso una carriera solista e canta un altro genere di musica, come boleros e baladas. Mi sembra che ora sia impegnato a bordo di una nave da crociera. Lo abbiamo sostituito con un altro ragazzo con delle caratteriste molto adatte a cantare son. Si chiama Jorge e viene dalla strada. Nel senso che anteriormente non cantava con alcuna orchestra o formazione. Si è presentato ad una audizione, insieme ad altri cantanti. L’ho scelto ed integrato nell’orchestra; ora sto montando alcuni temi con lui.

Stefano – A proposito dei suoi cantanti , pensando a personaggi come Rojitas, Felix Baloy o Aramis Galindo, mi rendo conto che i cantanti, che sono passati per la sua orchestra, posseggono caratteristiche vocali e timbriche molto simili. Quali sono le caratteristiche necessarie a cantare con la sua orchestra?

Adalberto – Si, ti sarai reso conto che si tratta di cantanti con una voce molto potente. Sicuramente, la potenza vocale è un requisito essenziale per cantare in un’orchestra come questa. Deve avere la potenza necessaria a farsi sentire, visto il tipo di arrangiamenti che scrivo. L’orchestra suona molto “duro” e il cantante rischia di non farsi sentire. E’ successo con molti cantanti che ho provato nelle varie audizioni.

Stefano – Insomma, il cantante deve possedere una voce con un timbro simile ad una tromba.

Adalberto – Proprio così, deve farsi sentire “bucando” ciò che suonano gli strumenti, ma non solo. Deve avere una voce potente ma anche robusta e resistente perché altrimenti rischia di rimanermi afono dopo solo poche canzoni.

Stefano – Cosa sta preparando di nuovo?

adalberto_intervista01Adalberto – Stiamo preparando un DVD che uscirà presto. Si tratta delle riprese del concerto realizzato per nostro 35° anniversario al Teatro Carl Marx a la Habana. E’ una registrazione molto pregevole perché vi hanno partecipato molti musicisti cubani. Ne ricordo alcuni come Omara Portuondo, Frank Fernandez, il Coro Nacionál de Cuba, il Conjunto Nacional, la Orquesta Aragón e molti altri che sono stati invitati a questo grande concerto. La sua uscita è prevista per la fine dell’anno. Sempre verso la fine dell’anno, cominciamo a registrare il nuovo disco, questo che uscirà il prossimo anno. Si intitolerà “Bailando en la Tropical”. La Tropical de la Habana è uno dei luoghi più importanti di Cuba e rappresenta una specie di “termometro” per le orchestre cubane. Da li sono passate le orchestre più importanti, anche quella di Benny Moré, Quindi ho deciso di fare un omaggio a questo luogo scrivendo la canzone “Bailando en la Tropical”che appunto da il titolo al disco. La stiamo suonando in questo tour ed anche in Italia è stiamo ricevendo dei commenti molto positivi. E’ un pezzo molto adatto ad essere ballato e credo che sarà la prossima hit dell’orchestra.

Stefano – Suppongo che abbia composto e arrangiato personalmente il brano.

Adalberto – Si, sia il pezzo che l’arrangiamento sono miei.

Stefano – E cosa più anticiparci del disco?

Adalberto – Posso anticiparti che il disco conterrà nove o dieci temi. Ci sarà un pezzo molto interessante di un giovane autore. Tra i brani che sto preparando, come è mia abitudine, ci sarà un classico di Arsenio Rodriguez … sarà probabilmente uno dei suoi son montuno, che è un genere che ha sempre un pubblico che lo ama. Poi ci sarà un tema di Alejandro Gutierrez un ragazzo che appartiene al gruppo Habana Abierta, un pezzo molto bello. L’orchestrazione è del pianista del gruppo di Gilberto Santarosa. Sarà un disco molto ben bilanciato, nel senso che i temi musicali saranno ben ripartiti tra i vari cantanti dell’orchestra. Soprattutto, sarà un disco per ballare.

Stefano – Suppongo che, come è sua abitudine, sarà un disco ricco di guarachas, sones

Adalberto – Si sarà un disco di son, ma realizzato con un gusto molto moderno. Noi suoniamo un son molto attuale. Se ascolti Para bailar casino, questo è un son attuale, Deja la mala noche anche è un son molto moderno. Lo stesso dicasi per Y que tu quieres que te den che, se escludi la parte afro, è sempre un son … ma suonato con un gusto molto moderno.

Stefano – Avrà musicisti invitati nel suo nuovo disco?

Adalberto – Non credo proprio. Non amo molto inserire artisti invitati nelle mie produzioni. Il motivo è che quando poi suoniamo i vari brani dal vivo, la gente si accorge che quanto ascolta è diverso dal disco. Per questo preferisco utilizzare esclusivamente i miei musicisti, perché sono poi quelli che suoneranno o canteranno nelle esibizioni dal vivo. A volte, la gente si meraviglia come una canzone dal vivo sia così uguale a quella del disco … ma deve essere così.

 Stefano – Con quale etichetta discografica uscirà il disco?

Adalberto – Con quella nostra solita, la Bis Music. Credo che iniziando a lavorarci dalla fine di quest’anno, possa uscire in tempo per il tournée estiva. Invece il DVD uscirà già per la fine dell’anno, forse per novembre.

Stefano – Il documentario che era in programma per lo scorso anno?

Adalberto – Quello è già uscito a cura dell’ Istituto del cinema di Cuba, si intitola “Son Para un Sonero”.

Stefano – Maestro, come è riuscito a mantenere vivo e moderno un genere antico come il son?

adalberto_01Adalberto – Si tratta di investire le proprie forze nella qualità della musica che si suona. Bisogna fare in modo che questa musica non sia considerata come musica vecchia o per i vecchi. Deve suonare tutto in modo moderno, come se fosse un pezzo di Gilberto Santarosa o Victor Manuelle. Per ottenere ciò, abbiamo lavorato duramente sui timbri sonori, sull’orchestrazione perché tutto sia percepito come attuale e moderno. Poi, anche l’immagine dell’orchestra è molto importante. I cantanti che cantano le mie canzoni sono tutti giovani.

Stefano – Maestro, può spiegarmi come si differenzia e come si evoluto il son che suona oggi da quello che suonava agli inizia con Son 14?

Adalberto – Si è evoluto molto. Quando ho fondato la mia orchestra ho cercato di creare una discontinuità con quanto avevo fatto prima. Son 14 suonava pezzi miei, con arrangiamenti miei … dovevo proporre qualcosa di nuovo che non avesse molto a che vedere con il mio lavoro artistico precedente. Molto difficile! Ho subito introdotto dei cambiamenti nel formato dell’orchestra. Per esempio, Son 14 non aveva il timbal, il tresero era sempre invitato, non aveva la tastiera e aveva un solo trombone. Ho cercato quindi di cambiare suono della mia nuova orchestra, perché comunque avrei suonato lo stesso tipo di musica e volevo che si capisse che non si trattava più di Son 14 ma di Adalberto y su Son.

Stefano – Adalberto y su Son è un’orchestra formato “conjunto”, dico bene?

Adalberto – Formato “conjunto”, si. Un formato “conjunto” moderno, perché quello tradizionale non aveva tromboni o aveva un solo trombone. Aveva però tre o quattro trombe. Io sono arrivato ad avere quattro trombe e due tromboni ma … fondamentalmente, io dirigo una orchestra con un formato “conjunto”. Dal punto di vista dell’arrangiamento ho invece cercato di modernizzare ciò che suonavo. Considera che la mia produzione con Son 14 possedeva sonorità degli anni ’80, quindi ho cercato di modernizzare quelle sonorità sia a livello armonico che timbrico, Ho cambiato il mio modo di scrivere la musica e anche quello di suonarla. La musica di Son 14 era molto più veloce rispetto a quella che suono ora, che ha un ritmo molto più adatto al “bailador”. Sono differenze che si notano. Nel repertorio dell’orchestra ho anche pezzi che risalgono ai tempi di Son 14, per esempio Bayamo en coche. Questa canzone, oggi la suono con una cadenza più lenta, pur mantenendo lo stesso tipo di arrangiamento. Quello, ho preferito non cambiarlo perché la gente che conosceva Son 14 si è abituata al quel tipo di arrangiamento.

Stefano – I primi cambiamenti sono iniziati quando si è trasferito a la Habana e ha fondato Adalberto y su Son?

Adalberto – Si, proprio così.

Stefano – Periodo in cui ha anche suonato con lei anche il famoso tresero Pancho Amat.

Adalberto – Pancho è stato con la mia orchestra per poco tempo. Ha preferito formare un suo piccolo gruppo dove lui poteva essere più “protagonista”. E’ molto bravo ed io posso anche capire questa sua scelta.

Stefano – A proposito di scelte, mi vengono in mente i suoi cantanti che hanno intrapreso la carriera solista e non hanno avuto molto successo. Per esempio, è il caso di Rojitas, che nonostante avesse una gran bella voce, non ha fatto un successo ed ora è sparito.

Adalberto – Si, Rojitas aveva una gran bella voce ma è successo ciò che hai appena detto. Il problema è che un cantante deve avere chi lo consigli, qualcuno che gli fornisca un solido repertorio, buoni arrangiamenti e gli proponga i pezzi giusti che possono diventare “exitos”. E’ come per il pugile che vuole combattere, ha bisogno di qualcuno che lo alleni.

Stefano - Potrei fare lo stesso discorso per Aramis Galindo. Anche lui è praticamente scomparso. Questo conferma come sia importante avere dietro una buona orchestra, anche per i cantanti più dotati e bravi.

Adalberto – Per Aramis vale esattamente lo stesso discorso.

Stefano – Cosa pensa del momento di crisi che sta attraversando il mercato discografico della salsa?

adalberto_intervista03Adalberto – Penso che la salsa ha attraversato molte “prove del fuoco”, ogni tanto arriva qualche ritmo nuovo e la salsa attraversa una crisi. Dico salsa, ma intendo son e timba. E’ come quando passa un ciclone, passa e se ne va … a questo punto, la gente comincia a ricostruire. Lo stesso accade con la salsa che rimane dopo il passaggio dell’uragano, la gente ricomincia da capo e ricostruisce. Per la musica di Cuba e Puerto Rico c’è di buono che, nonostante la crisi, esiste sempre un pubblico, specialmente in Europa ed in Italia. Noi possiamo solo aspettare impegnandoci a realizzare delle innovazioni in questo genere musicale. Negli anni ci sono stati diverse onde musicali, ora è arrivata quella del reggaeton. Ma è un genere molto ripetitivo, mentre c’è sempre gente che invece ama una buona orchestra e una bella voce accompagnata da una buona orchestrazione.

Stefano – Per quanto riguarda il mercato nord-americano, cosa si aspetta?

Adalberto – Penso che prima o poi ci sarà una vera invasione di musica cubana. Ci sono già diverse compagnie che stanno sondando il terreno e facendo” scouting”. Fino ad ora abbiamo rappresentato il “proibito”, il proibito ha sempre un certo fascino. Quando cesseremo di rappresentare il “proibito”, diverse orchestre cubane hanno buone possibilità di guadagnare una buona posizione nel mercato americano.

Stefano – Però lei è gia conosciuto negli USA, che io sappia.

Adalberto – Si, è vero. Abbiamo fatto diverse tournée negli USA. Fino all’insediamento di Bush abbiamo suonato negli USA tutti gli anni. Ora sarà come riprendere un cammino interrotto.

Stefano – Addirittura, so che negli USA c’è molto interesse per la produzione cubana degli anni 90. Perché questa produzione è interessante e non ha avuto l’occasione di essere ascoltata come si deve,

Adalberto – Visto che questa produzione musicale non era a loro portata di mano. Nel momento che lo diventerà sarà una cosa buona tanto per loro, quanto per noi.

Stefano – Quali sono i suoi progetti imminenti?

Adalberto – Terminato il tour europeo, abbiamo da realizzarne uno in Sudamerica. Abbiamo un festival in Colombia, il carnevale di Panama, la “feria de Cali” in dicembre, andremo anche a suonare in Perù. Andiamo e veniamo continuamente da Cuba, lavoriamo molto. Presto succederà anche con gli USA. Se pensi che abbiamo Miami a 45 minuti da casa nostra. In poco più di tre ore puoi essere a New York, partire il fine settimana, suonare e la domenica ritornare a la Habana. e fare altre cose.

Stefano - Grazie maestro, la ringrazio tantissimo.

Timba Social Club ringrazia Marco Macario e Meyling Lopez dello staff di Fiesta 2009 per la gentile assistenza e disponibilità.

 

 
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