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L'emozione di un concerto nella musica e nelle parole dei Van Van
di Ferruccio Paoletti |
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¡Ajúa! (1)
Coro: "Eje o mi baba Ochún Obatalá Yemayá Changó Oggún Oyá pero los dueños son Ifá y no hay más na'" (2) Cantante: "Son estos los cantos ay que los Santos están cantando a Los Van Van que están celebrando sus treinta cumpleaños y siguen ahí" [ "Sono questi i canti, oh sì, che i Santi stanno cantando ai Van Van che stanno celebrando il loro trentesimo compleanno (3) e sono sempre qui, a continuare" ]
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Coro: "Eje o mi baba
Ochún Obatalá Yemayá Changó Oggún Oyá pero los dueños son Ifá y no hay más na'" Cantante: "Diciembre número cuatro del año '69 pegó Van Van y todavía en el '99 siguen pegaos ¿caballeros, hasta cuándo? ¡¿uh?!" [ "Il 4 di dicembre (5) dell'anno '69 i Van Van fecero breccia e nel '99 hanno ancora successo, ehi gente, fino a quando?" ]
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"Y de repente unos brujos congos
nos llevaron pa'l Monte, nos convirtieron en camaleones, en gavilanes, jutías y hurones y un iroko rompió el hechizo aclarando lo sucedido: era que los montes querían darnos como regalo un garabato pa' abrir caminos ¡ésos son Palos!" [ "E all'improvviso degli stregoni congo (6) ci portarono al monte (7), ci trasformarono in camaleonti, in sparvieri, ratti e furetti e un iroko (8) ruppe il sortilegio facendo luce sull'accaduto: era successo che i monti volevano darci in regalo un garabato (9) per farci strada. Quelli sì sono dei 'Palos'!" ]
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Coro: "¡Mira pa'atrás,
mira pa' dos lados!" [ "Guardati indietro, guardati dalle due parti!" ]
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"Yo soy
el poeta de la Rumba, soy Danzón, el eco de mi tambor, soy la misión de mi raíz, la historia de mi solar, soy la vida que se va, ay que se va Soy los colores del mazo de collares para que mi raíz no muera, yo soy ají, yo soy picante – te digo: Soy los colores del mazo de collares para que mi raíz no muera, yo soy ají yo soy picante Soy el paso de Changó y el paso de Obatalá, la risa de Yemayá, la valentía de Oggún, la bola o el trompo de Elegguá, yo soy Obbá, soy Siré Siré, soy Aberiñán y Aberisun, soy la razón del crucigrama, el hombre que le dió la luz a Obedí el cazador de la duda, soy la mano de la verdad" [ "Io sono il poeta della Rumba, sono il Danzón, l'eco del mio tamburo (11), sono la missione delle mie radici, la storia del mio solar (12), sono la vita che se ne va via, sì, se ne va Sono i colori del grappolo di collane (13) affinché le mie radici non muoiano, io sono il pimento (14), sono piccante Sono il passo di Changó e il passo di Obatalá, il sorriso di Yemayá, il coraggio di Oggún, le biglie o la trottola di Elegguá, io sono Obbá, sono Siré Siré, sono Aberiñán e Aberisun, sono l'unica soluzione dell'enigma, l'uomo che diede la luce a Obedí il cacciatore del dubbio, sono la mano della verità" ] (15)
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Coro: "Soy Arere, soy consciencia, soy Orúnla" (16)
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Coro: "Oye se va, Van Van, se va tu tren
¡apúrate que se va, se va! Oye se va, Van Van, se va tu tren ¡apúrate que se va, se va!" [ "Ehi, sta partendo (Van Van), il tuo treno sta partendo, sbrigati, che parte!" ]
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"Cuando se hable de salsa
[ "Ogni volta che si parlerà di salsatu recordarás mi nombre porque en mi interior se esconde la magia de hacer bailar, repetirás al cantar mil frases que ya yo he dicho y me pedirás permiso porque yo, soy yo el altar" ricorderai il mio nome perché dentro di me è nascosta la magia del far ballare, ripeterai cantando le mille frasi che ho già detto io e mi chiederai il permesso perché io, sono io l'altare" ]
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"Cuando se escriba la historia
sin duda estaré presente yo, yo nunca abandoné a mi gente ni me olvidé del solar, yo nací para entregar ay todo lo que llevo dentro: soy un tren del sentimiento que nadie puede parar" [ "Quando si tratterà di scrivere la storia non c'è dubbio che io sarò presente, non ho mai lasciato perdere la mia gente né mi sono dimenticato del solar (12), sono nato per offrire tutto ciò che porto dentro di me: sono un treno del sentimento che nessuno può fermare" ]
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"Cuando menciones mi nombre
si quieres ser distinguido espero hayas comprendido que no es cantar por cantar, tienes que saber lograr lo que te pide la gente y un aplauso solamente te baste para cantar ¡ahí!" [ "Quando menzionerai il mio nome se vuoi essere ascoltato spero che tu abbia compreso che non è cantare per cantare, devi saper ottenere quel che da te si aspetta la gente e che un applauso soltanto ti basti per cantare, è così!" ]
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"... Y es por eso que me quieren
y me llaman por mi nombre el Cuatro de Diciembre yo nací: soy el hijo de Changó ¡Kábio sile o'! la mismísima Santa Bárbara bendita a mi me bautizó se me aparició y me dijo <Negrito no te canse: tu eres el dueño del tambor> por eso es que me quieren, por eso a mí me responden y me dieron una garganta pa' cantar como el sinsonte ¡vamos pa'l Monte, timberos! Changó me dió el sabor, Elegguá me abrió el camino ¿y es que cantar es mi destino? no, no, no, no, no..." [ "Ed è per questo che mi amano {i Santi} e mi chiamano per nome, sono nato il 4 di Dicembre: sono il figlio di Changó, Kábio sile o! (21) Santa Barbara, la santissima, benedetta mi battezzò, mi apparve e mi disse <ragazzo, non stancarti: sei tu il signore dei tamburi> è per questo che mi amano, per questo mi rispondono e mi hanno dato una voce perché cantassi come l'usignolo andiamo al monte, timberos! Changó mi ha dato il gusto, Elegguá mi ha aperto il cammino, forse che è cantare il mio destino? no, no, no, no, no..." ]
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"Me quieren y me cuidan,
me guían, me protegen, el Songo nació protegido por los árboles del Monte: por eso tiene sabrosura: mi Songo tiene Mayombe" [ "Mi amano e si prendono cura di me, mi guidano, mi proteggono, è nato il Songo, protetto dagli alberi del monte (22), per questo ha tanto sapore: il mio Songo ha in sé il Mayombe (23)" ]
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NOTE AL TESTO:
(1) Ajúa è un'espressione di giubilo che si ascolta in diverse canzoni cubane ("urrà!", "evviva!": la parola proviene a quanto sembra dal Messico). Con questa esclamazione augurale Roberto Hernández attacca le prime battute del brano "Permiso que llegó Van Van".
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(2) Nei versi d'apertura il coro sciorina i nomi degli orishas maggiori (le divinità del culto Ifá). La religione che contempla le divinità orishas fu portata a Cuba dalle tribù nigeriane Yoruba e dalle altre stirpi africane tradotte in schiavitù durante i secoli della colonizzazione. Yemayá, Oggún, Obatalá, Changó, Ochún e Oyá sono, per gli adepti, manifestazioni dell'entità suprema (Olodumare), i padroni (dueños) di Ifá, oltre a cui non esiste nient'altro (no hay más nada). Questo canto iniziale è di Elegguá, divinità all'insegna della quale esordiscono e allo stesso modo si concludono - con ritmi e balli - tutte le feste e le cerimonie della Santería (il sistema di credenze nato dal sincretismo tra fede cristiana, imposta dagli spagnoli, e culto animista di provenienza africana). Durante i riti d'apertura vengono recati omaggi e offerte agli altri orishas, per esempio in forma di erbe particolari o di animali sacrificati. Come entità che presiede al "cammino", guardiano delle porte e dispensatore di eventi imprevisti, Elegguà è temuto e guardato con riverenza in quanto detiene le chiavi del destino.Nell'iconografia Yoruba viene rappresentato in forme diverse e cangianti (ma comunque usualmente raffigurato con vesti di color rosso e nero, i suoi colori rituali), dal vecchio al bambino all'animale, ed è in effetti un dio bizzarro e assai capriccioso, proprio come l'Hermes della mitologia greca o il Mercurio dei Romani.
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(3) Los Van Van si formarono nel 1969. "Permiso que llegó Van Van" ['Permesso: sono arrivati i Van Van'] è la grande canzone/celebrazione che inaugura l'album "Llegó Van Van" uscito nel '99, per l'appunto in corrispondenza del loro trentesimo anniversario. Quel disco, una produzione particolarmente riuscita che ha ottenuto anche un buon successo commerciale, costituisce l'ultima opera registrata in studio che sia stata pubblicata a tutt'oggi. Dopo di essa si è assistito all'abbandono da parte di elementi fondamentali del gruppo, come Pedro Calvo (uno dei tre cantanti), e il pianista César "Pupy" Pedroso. [Anche ai tempi odierni, tuttavia, il brano in questione viene ancora regolarmente utilizzato per aprire ogni volta i concerti]
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(4) Babalao ['padre del segreto']) è il nome dato agli alti sacerdoti Yoruba iniziati attraverso i riti dell'asiento ai misteri di Orúnmila o Orúnla, la divinità che presiede alla conoscenza, alla saggezza e ai poteri divinatori.
E' curioso notare come verso la fine di questa stessa canzone il testo - che è composto da Juan Formell - citi letteralmente ... y como si fuera poco ahora yo en mi orquesta tengo dos babalao, cioè "... e, se non bastasse, ora ho nella mia orchestra due babalao". Puro gioco o riferimento a un vero e proprio percorso iniziatico intrapreso da qualche membro del gruppo? E' così impensabile azzardare che si tratti di Roberto Hernández e di Mayito Rivera, i due grandi 'cantori' a tutt'oggi superstiti dopo la diaspora di questi ultimi anni? [qualcuno dispone di notizie biografiche sui... presunti santeros?]. E' anche interessante osservare il fatto che la prima partecipazione di questi due cantanti a un disco in studio dei Van Van, l'album del '95 "Ay Dios ampárame" ['Oh Signore, proteggimi!'], sfoggia in copertina l'immagine della collana di perle verdi e gialle di Orúnla. Le collane, in particolare i cinque collares de mazo, ciascuno coi colori dell'orisha cui è dedicato, costituiscono una ben precisa fase d'iniziazione dei babalao. Quello poi ("Ay Dios ampárame") è anche il disco in cui fa la sua comparsa "Soy todo" ['Io sono tutto'], canzone-fulcro legata alla Santería di cui parlo in seguito nel testo. E' lì, tra l'altro, che a un certo punto Mayito proclama con fierezza ... y tengo un amigo santero, y otro que es Abakuá: son más hombres y más amigos que muchos que no son na’, y se hacen en cantidad ("... e ho un amico santero, e un altro che è Abakuá: sono ben più uomini e più amici di tanti che invece non valgono proprio niente e si danno un sacco d'arie").
Rimane (per me) il dilemma.
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(5) E' la ricorrenza cui si attribuisce la nascita ufficiale del gruppo. In realtà dovrebbe trattarsi del giorno in cui i nostri tennero il loro primo concerto in quel della Habana.
Il 4 Dicembre non costituisce data casuale, poiché come detto questo giorno ha un valore del tutto particolare per il culto afro-cubano che vede adorati gli orishas – le divinità e gli spiriti di origine africana – allo stesso modo dei santi della tradizione mistica cattolica imposta in tempi passati dal dominatore spagnolo. Le due categorie, nella pratica della Santería che tutto ha mescolato, sono strettamente imparentate con effetto talvolta curioso: così, nel nostro caso, il 4 Dicembre si celebra la festa di Changó (divinità dalle forti connotazioni virili, orisha guerriero che padroneggia il fuoco, il tuono e il fulmine, il ballo ed i tamburi) così come quella di Santa Barbara (la vergine armata di spada, patrona anch'essa, nella tradizione cristiana, dei fulmini, dei tuoni, e dei marinai di cui custodisce le polveriere).
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(6) Stregoni, cioè, di tradizioni congolesi.
Del Congo è originaria la religione detta "Regla de Palo" o "Palo Mayombe" o "Palo Monte". Il nome deriva dall'uso che viene fatto di pali lignei nelle cerimonie che vedono oggetti di diverso tipo, compresi resti e ossa umane, mescolati in un calderone magico detto nganga. In questi pochi, splendidi secondi la canzone svela una sorta di mistica epifania: i nostri scoprono di essere in balìa (o di essere diventati essi stessi?) dei Paleros o 'Palos', adepti, cioè, di una setta religiosa tra quelle che, fra l'altro, non godono nemmeno di ottima fama se paragonate ad altre (come le sette fondate dalle stirpi dell'area nigeriana, Yoruba per esempio), in quanto praticanti di riti anche cruenti e affini alla magia nera.
Palo è un credo di tipo animistico, nel quale la comunicazione diretta con gli Spiriti viene realizzata attraverso l'atto esoterico dello sciamano, o di poteri di tipo medianico. Tutto ciò che esiste si considera animato da spiriti: spiriti dei Morti, spiriti della Natura (che abitano alberi, vegetazione, rocce, animali) fino alle più alte entità che si manifestano nelle forze naturali (vento, fulmine, mare, ecc.) e nell'uomo.
La vegetazione e gli animali, in questa come in altre reglas ("Regla de Ocha" ad esempio) sono dunque ricettacolo di forze soprannaturali. Vedi oltre l'intervento dell'iroko (nota 8), e qui la trasformazione degli iniziati in specie animali che hanno tutte, come comune caratteristica, l'indole del predatore. In un simile rituale è descritta la vicenda di una donazione: dono del temperamento, della forza, della ricchezza interiore. I Nostri si proclamano destinatari di un privilegio quasi esoterico (che è poi, fuor di metafora, ciò che permette loro di... resistere sulla breccia nonostante il trascorrere del tempo). A ciò si allude anche più avanti nella canzone, là dove viene menzionato - in tono minaccioso - il negro lucumí (termine questo, derivato dal saluto oluku mi ['amico mio'], col quale i cubani si riferiscono alle genti Yoruba):
... son negros lucumí cuidao, ¡ten cuidao!
y no te metas con mis negritos
porque esos negros están preparados y volaos
["sono negri lucumí, attento, stai attento!
e non metterti contro la mia gente nera
perché questi negri sono già pronti, e sono pazzi furiosi"].
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(7) Il Monte non ha a che fare esclusivamente con le montagne. Indica quei luoghi, lontani dalla pressione delle città o dei grandi villaggi, che fin dall'epoca della colonizzazione spagnola venivano utilizzati per i riti e le cerimonie di stampo prettamente festoso dedicate agli spiriti o ai Santi. Los Santos están más en el Monte que en el cielo... (cfr. Lydia Cabrera e il suo basilare trattato etnografico "El Monte").
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(8) Iroko è un albero sacro africano nel quale si crede risieda la 'purissima concezione'. A Cuba (dove l'iroko propriamente detto in realtà non attecchisce affatto) questa caratteristica mistica viene attribuita a piante come la ceiba o la palma reale. Il tronco e le foglie sono naturalmente considerati ricettacolo di orishas (si dice che, ove c'è la palma, lì sta anche Changó), coi quali spiriti in termini rituali viene identificato l'albero stesso.
A proposito di piante, una piccola curiosità. Il nomignolo che si è dato il cantante Roberto Hernández (avete presente il suo grido di battaglia ¡Ataca Guayacán!) altro non è che il nome di un albero d'alto fusto dalle qualità sacre ed esoteriche: il guaiaco o 'Palo santo'.
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(9) Garabato è uno degli attributi di Elegguá, costituito da un ramo di forma ricurva [ovvero l'uno universale, cfr. l'icona allegorica raffigurata alla nota 2], come una sorta di falce o machete, col quale il dio compie l'atto di aprire il cammino agli uomini (come pure lo richiude dietro di loro).
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(10) A Elegguá si attribuisce tra l'altro la capacità di ballare saltellando su un piede solo o anche retrocedendo, cosa che ritroviamo nei caratteristici movimenti laterali o incrociati che accompagnano i toques in onore di questa divinità. torna su...
(11) Tambor è il tamburo ma anche la festa (analoga al Bembé, che però ha carattere profano) celebrata in onore di un orisha, che si tiene al suono delle percussioni rituali, i tamburi Batá.
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(12) Solar è, tra le altre cose, il nome che si dà al patio che mette in comunicazione gli ingressi di più edifici, tipicamente nei sobborghi abitati dalla povera gente e affastellati di casupole. E' un luogo di riunione per far festa, musica e balli. Per estensione indica anche questi stessi quartieri suburbani, simili alle brasiliane favelas, dove le condizioni di vita sono precarie e difficili.
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(13) Collares (de mazo) sono le collane, o bracciali, consacrati alle cinque maggiori divinità orisha (per ciascuno spirito si usano perle di uno o più colori particolari) che costituiscono il primo grado d'iniziazione dei sacerdoti nella Regla de Ocha, cui segue lo stadio superiore detto "dei Guerrieri".
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(14) Oltre a utilizzare, analogamente al nostro peperoncino, il frutto piccante di questa spezia, viene estratto dall'ají un forte distillato (ají guaguao o guindilla) con cui tra l'altro i 'paleros' arricchiscono il contenuto del loro magico calderone, o potenziano l'energia degli amuleti.
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(15) Passo zeppo di riferimenti iniziatici alla "mitologia" afro-cubana: da quegli ireme (Aberiñán e Aberisun) - spiriti e folletti che secondo le credenze della setta Abakuá presenziano a determinate cerimonie - ai canti di festa e di saluto dei rituali liturgici dedicati agli orishas (Siré Siré), ai giochi che il dio 'bambino' Elegguá predilige, come le biglie e il trompo (gioco in voga ad esempio in alcuni paesi sudamericani), una specie di trottola conica in legno con la punta metallica che viene fatta vorticare lanciandola tramite una corda avvolta intorno ad essa.
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(16) Arere è un epiteto di Oggún, "signore del regno di Iré", ma indica anche genericamente un’entità che domini le forze del bene. Orúnla, come detto sopra, è orisha della conoscenza, della saggezza e della divinazione, patrono dei babalao.
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(17) Volendo estendere lo studio ad altri aspetti più genericamente "di tradizione", e non soltanto al tema dell'anniversario del 4 Dicembre e ai suoi legami con la Santería, si potrebbero individuare altre canzoni strettamente imparentate con i tre brani iniziatici qui considerati. Per rimanere alla produzione degli ultimi anni: il guaguancó di "Consuelate como yo", rifatta dai Van Van partendo da un motivo tradizionale di Gonzalo Asencio, e quella, riarrangiata altrettanto stupendamente da Formell, "De La Habana a Matanzas"; poi, parlando di parti di canzone in forma di rumba, non si può non citare "Somos cubanos" - canzone splendida di radici. Così come si celebrano le origini nell'anthem, tutto fuorché frivolo!, "Esto te pone la cabeza mala". Non dimenticherei neppure il recitativo della bizzarra "Appapas del calabar", sorta di monografia celebrativa (in gran parte in gergo) delle sette Abakuá.
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(18) Brano che corona il finale del grande album "Te pone la cabeza mala" del '97.
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(19) In "El tren se va", l'idea originaria del cuerpo (ossia le prime strofe di canzone) nasce integralmente da una poesia composta dallo stesso Mayito Rivera e intitolata, appunto, "El tren del sentimiento".
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(20) Songo: forma musicale creata negli anni '70 da Formell e dall'allora timbalero e percussionista dei Van Van - il grande José Quintana detto "Changuito" - come variante del Son, contaminandone le componenti musicali attraverso elementi di rock, soul, funky e altri generi moderni.
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(21) A quanto ho appurato, Ká woó sí lé o è, in linguaggio Yoruba, un'esclamazione augurale che significa "che entri la vita in questa casa". E' questa, precisamente, l'invocazione declamata da Mayito nel brano in questione, mentre un'altra versione cita kawo kabie sile Shango ["Benvenuto in terra, Changó"] che è il motto con cui per tradizione si accompagna il manifestarsi del fulmine o del tuono, proprio nello stesso modo in cui in certe zone di tradizione ancora rurale le avvisaglie di un temporale vengono accolte col segno della croce e il grido di "Santa Barbara benedetta...", con le sue varianti che cambiano da luogo a luogo.
La confusione tra le due espressioni sembrerebbe soltanto apparente, poiché la 'casa' di Changó è comunque l'albero sacro, la ceiba o la palma, che prende 'vita', scuotendosi sotto la forza dei venti e al rombo del tuono, allorché sta per giungere una tempesta.
[Cfr. anche la bellissima interpretazione, ricca di suggestioni, che ne dà Ramón Fernández-Larrea a corredo dei suoi Kabiosile, le monografie musicali alle quali si accennava nel thread "L'angolo del Son":
http://www.ballilatini.it/forum.salsa/topic.asp?TOPIC_ID=1512
Larrea spiega che Kabiosile «è una parola Yoruba con cui si nomina Changó, l'orisha maggiore, la divinità suprema, l'idea superiore tramite la quale uniamo il nostro corpo a un'essenza protettrice. Kabiosile si è trasformato anche in una sorta di saluto a quell'essenza, una benedizione verso il misterioso e il grande di cui facciamo parte. E Kabiosile è senza dubbio cura applicata nella devozione, magia che vigila e infonde respiro, perché ciò che vediamo come superiore, e che proviene dalla forza di Changó o di altre divinità, risiede in realtà nella radice della nostra speranza. Per questo ho voluto salutare le mie radici musicali con questa invocazione.
Dico kabiosile come direi lode a quanti hanno costruito il nucleo intimo del mio paese e della mia cultura. Una parola che ha viaggiato molto, dal cuore perpetuo delle selve, fino all'anima fresca della ceiba ove ballano nella notte dei tempi coloro che hanno saputo rendere grandi i suoni della mia isola.»]
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(22) Per l'importanza della vegetazione nei culti animisti, come abitacolo delle forze soprannaturali, vedi la nota 8.
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(23) Mayombe, sinonimo di "Palo" (cfr. nota 6).
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(24) Tale frase ("quelli che ci sono [o 'lo sono'], ci sono / e quelli che non ci sono (si mettano) in coda") può esser fatta risalire, per analogia, al nome stesso dei Los Van Van.
Sembra esserci, anche in questo coro finale, una proclamazione di autenticità da parte dei nostri artisti, quasi che non vedessero di buon occhio ciò che sta accadendo nel panorama musicale attuale (Mayito si sovrappone al coro per commentare, sembrerebbe con tono sarcastico, es que yo no sé que está pasando con los rumberitos de ahora...).
Curioso, poi, pensare come queste stesse parole venissero "rubate" a sua volta da César "Pupy" Pedroso allorché abbandonò i Van Van un paio d'anni fa per formare la sua splendida band, che si chiama per l'appunto "Pupy y los que Son Son". Pupy afferma di non aver cercato alcun riferimento (polemico) ai significati del coro de "El tren se va", ma che la scelta del nome rappresenta per lui un omaggio a coloro che hanno voluto 'esserci' (nel suo nuovo gruppo, si suppone) e nello stesso tempo un gioco di parole in omaggio al Son, il genere musicale da cui il pianista deriva le proprie radici musicali.
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NOTA ALLE IMMAGINI:
(25) Le allegorie raffiguranti gli orishas Elegguá, Changó e Orula sono tratte da pitture su legno (di Anonimo), a carattere religioso e appartenenti alla Collezione privata Nobili/Saviola. Ne faccio uso in questa sede per gentile concessione del sito "Cuba. Una identità in movimento"
http://art.supereva.it/archivocubano







