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di Leonardo Acosta

Benny More' è considerato come una figura eccezionale della nostra musica popolare. Che io sappia però sono pochi quelli che si sono proposti di determinare con esattezza quale sia il suo posto nella nostra musica.

E' per caso un innovatore, come Perez Prado, o come Failde, Josè Urfè, Enrique Jorrin, Orestes Lopez, Josè Antonio Mendez,Cesar Portillo de la Luz, o tanti altri che in un certo momento han creato un nuovo stile, un nuovo ritmo, o hanno rinnovato la nostra tradizione canzonistica?

Non mi pare che questo sia applicabile al Benny, perlomeno alla lettera. Non vediamo Benny come un iniziatore dibenny qualcosa di nuovo, al contrario lo vediamo come una "sintesi", come un vertice di tutto quello che si stava facendo nella nostra musica popolare da cinquanta anni a questa parte. Credo che lì si radichi il suo vero significato, e, per poter riuscire in questo doveva essere un interprete eccezionale. Chissà che, al meno in parte, non ne sia stato cosciente. Se analizziamo la traiettoria del Benny, lo vediamo dapprima associato a Miguel Matamoros, uno dei più grandi dei nostri soneros; successivamente a Mariano Merceron, danzonero di prima fila; più tardi con Perez Prado si converte nel miglior cantante di mambo. Oltretutto è anche uno straordinario interprete di di boleros e canzoni e in tutti le incisioni in duetto gli fu affidata la prima voce, anche in presenza di interpreti consacrati come Pedro Vargas. Fece anche qualche incursione nel Feeling, basterà ricordare le sue versioni di alcuni temi di Yanez Y Gomez. Tutti i rumberos lo lo riconoscono come uno dei grandi rappresentanti della Rumba e per dimostrarlo ci sono i suoi brani "De la rumba al cha cha cha" e "Elige tu que canto yo", nel quale dimostra la sua versatilità proclamandola senza modestia. Se tutto questo sembra poco sappiamo anche che fin da giovane familiarizzava con con la trova tradizionale e con la musica liturgica Congo e Lucumì. Possiamo dire che conosceva e dominava tutti i generi e modalità della nostra musica popolare e folklorica. Nonostante non fosse un interprete del genere lirico ci seppe dare una versione insuperata di "Como arrullo de palmas" di Lecuona. Mi perdonino i cantanti lirici ma, se ci si permette l'eresia, Benny scoprì la cubania di questa canzone, forse anche più del suo autore. Forse esagero, ma dopo aver ascoltato la versione del Benny nessun altra interpretazione mi sembra sufficientemente cubana: in tutte le altre emerge una traccia di bel canto italiano.

Come cantante Benny non solo possedeva un incredibile senso del ritmo ma anche un timbro di voce unico inconfondibile ed inimitabile che unito a una grande flessibilità e doti vocali, soprattutto nel registro acuto, facevano di lui l'interprete eccezionale che tutti conosciamo. Tuttavia non possiamo pensare a Benny senza ricordarci della sua "orchestra gigante", perchè anche nel campo orchestrale Benny si distinse nonostante non fosse direttore d'orchestra. Nemmeno in questo aspetto possiamo però considerarlo un innovatore perchè anche quì Benny appare il continuatore di una tradizione che culmina con lui: ci riferiamo al processo di cubanizzazione della jazzband iniziato negli anni 30. Tra le molte orchestre che contribuirono a questo processo possiamo citare la Riverside, Armando Romeu, German Lebatard, Hermanos Castro, Hermanos Palau e Julio Cueva. L'inclusione della percussione cubana e l'interpretazione dei nostri son, boleros e guarachas contribuirono alla cubanizzazione di questo tipo di orchestra inizialmente identificata con il jazz e lo swing degli anni 30. Poi venne il turno di Perez Prado. Ricordiamo che Perez Prado impiegò il formato della jazzband esclusivamente per interpretare il Mambo que a sua volta sorgeva dal "Danzon di nuovo ritmo" di Orestes e Israel Lopez, ed in particolare dal danzon "Mambo" di Orestes Lopez. Perez Prado adottò i ritmi tradizionalmente interpretati dalle orchestre di danzon (le charangas francesi a base di violini e flauti) a un formato di jazzband un po' modificato. Benny ritornò a una concezione più tradizionale della jazzband tanto nel suo formato che nella sua orchestrazione; e se pur si sente l'influenza del mambo quello che predomina è il son montuno. Per questo in qualche occasione abbiamo detto che la banda del Benny era come un ampliamento del tres, lo strumento tipico del son cubano e quello che più contribuisce a dargli il suo peculiare sabor. Nelle orchestrazioni della "banda gigante", al di fuori di Peruchin, di Cabrerita o di Generoso Jimenez, troviamo una unità di di concetto che solo possiamo attribuire al Benny, che sempre spiegava agli arrangiatori quello che voleva arrivando persino in alcune occasioni a dettargli alcune frasi musicali che più tardi venivano trascritte per i sax o le trombe.

Ricapitolando possiamo dire una volta ancora che Benny fu una figura di sintesi che chiude e riassume brillantemente un epoca nel processo storico della nostra musica popolare. E' per questo che non lasciò una scuola, non lasciò eredi e nonostante in molti cantanti odierni si veda ancora l'ombra dl Benny oggi possiamo dire che fu unico ed inimitabile.

(Traduzione dell'articolo comparso nel libro "Benny Moré" di Amin E. Nasser - Ediciones Union 19)



 
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